Festa della Semina 2018 // Collettivo Infojoint Zena in Terra di Nessuno

Di anno in anno, e di semina in semina, al Terra di Nessuno ci si prepara ad un raccolto; non un raccolto qualsiasi, assoggettato alla legge economica oppure al profitto, ma in prospettiva di un cambiamento. Un cambiamento che significa anche libertà di scelta nonché d’utilizzo di ciò che la natura ha da offrirci. E’ nel rispetto che nutriamo proprio nei confronti della natura oggigiorno sfruttata che ci imponiamo nettamente alle restrizioni messe in atto dalla cecità dei governi a cui importa far cassa piuttosto che agevolare le vite di noi tutt*. Un mutamento ideale è certamente la totale liberalizzazione della marijuana, dei suoi derivati, e anche di tutte le altre sostanze definite illegali perché immerse nella disinformazione e ancor prima nell’oscurantismo. I discorsi morali adoperati ad hoc dai media per decenni circa queste problematiche si stanno ridimensionando in un’ottica più reale consentendo il superamento dei cosiddetti tabù. Agendo su questa “buena onda” con consapevolezza, costanza ed equilibrio si può giungere al cambio di paradigma necessario per la riuscita di un rapporto armonioso con l’ecosistema, non più sottomesso all’industria.
Da tempo nella cerchia antipro non poche realtà, anche istituzionalizzate (programmi di riduzione del danno ASL per esempio), cercano di far breccia: portando luce e verità nelle idee e nelle decisioni di chi ancora rimane nel limbo del giusto e dello sbagliato, del legale e dell’illegale. Un lavoro, un’opera, che spetterebbe a tutti i consumatori, abituali e non, per contagiare tutto un sistema che prospera sulle restrizioni, che affolla le carceri e che crea dispostivi di controllo coercitivi.
L’isterìa di massa generatasi in questo secolo ha come risultati  presenti bulimie, anoressie, abuso, esclusione sociale  e un climax di precarietà e conflitto, con idoli operanti alla cima di questa “matassa” come: il denaro, il successo, la perfezione, il potere, il decoro, la sicurezza (di chi?), che non sono altro che la materializzazione dei veleni tossici per l’anima. La nostra risposta di coltivare liberamente e senza remore è anche  in risposta a queste dinamiche, la nostra lotta al proibizionismo è parte di un tessuto di lotte più ampio e generalizzato che attraversa tutte le sfere dell’abitare e che non si ferma al solo interesse per l’uso, che dev’essere consapevole per essere costruttivo.

 

 

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