Il Big Data italiano – Nuovi strumenti al servizio della macchina repressiva

Sono passati oltre due anni dallo scandalo portato alla luce da Edward Snowden, analista dell’NSA che sceldse di rivelare l’esistenza di PRISM, un sofisticato sistema di controllo che, attraverso la complicità dei maggiori provider di servizi della rete (facebook, google, microsoft, apple, ecc..), raccoglieva quantità impressionanti di dati personali di utenti di tutto il mondo.

E’ doveroso ricordare, che questo sistema di controllo è ancora attivo e che le informazioni raccolte da PRISM sono ancora memorizzate da sui server dello Utah Data Center, una struttura costata circa 4 miliardi di dollari (alla faccia della crisi), in grado di memorizzare dati nell’ordine dei 3-4 exabytes (3-4 milioni di terabyte), e che nel giro di qualche anno sarà ampliata fino a raggiungere 1 yottabite (un trilione di terabyte)

A seguito di queste rivelazioni, in tutto il mondo la richiesta di privacy e tutela dei dati ha portato a qualche piccolo risultato in termini di offerta di servizi sicuri, (anche se nella maggior parte dei casi è riconducibile esclusivamente a operazioni di marketing, ndr) vista la crescente domanda di servizi che garantiscano la tutela della privacy da parte degli utenti; e nonostante questo, le campagne anti-sorveglianza sul web non accennano a placarsi anche a distanza di 2 anni dall’inizio della vicenda.

In italia invece la situazione è diversa, il dibattito sulla tutela della privacy si è arenato con facilità (sempre che sia effettivamente cominciato), complice forse il predominio sui media di temi come la crisi, l’immigrazione, Sarah Scazzi e la tragica morte dell’orsetto Knut.
Le ragioni che possono spiegare questo silenzio sono molteplici, alcune delle quali si possono leggere tra le righe delle dichiarazioni di politici come Mario Monti ed Emma Bonino, che hanno fin dall’inizio ridimensionato il problema ripetendo di fatto il copione già scritto di un governo italiano da sempre asservito agli USA e sempre pronto a coprire le nefandezze a stelle e strisce.  A rincarare la dose ci si è messo persino Giacomo Stucchi, presidente del Copasir, secondo il quale il Datagate non è altro che un’esagerazione della stampa internazionale, e sostenendo che tale operazione di sorveglianza si sarebbe svolta nell’alveo della piena regolarità e nel rispetto dei rapporti tra le due nazioni.

Ma la coltre di fumo sollevata per celare la natura repressiva di questo programma non ha come solo fine quello di lasciare l’opinione pubblica indifferente e disinformata, bensì ha anche lo scopo di celare le nuove misure che lo stato italiano sta mettendo in atto per migliorare le proprie capacità di raccolta dei dati e sorveglianza, proprio sul modello dei sistemi di controllo nati oltreoceano.

A dare inizio alla storia del Prism italiano c’è il governo Monti, che il 24 gennaio 2013 emana il decreto “Direttiva recante indirizzi per la protezione cibernetica e la sicurezza informatica nazionale“. Lo scopo di questo decreto è quello di facilitare, attraverso un organismo alle dirette dipendenze della presidenza del consiglio, il trasferimento dei dati da grandi aziende private ai servizi di intelligence.

Inquietante, soprattutto se si considera che tra le numerose aziende che hanno sottoscritto tale accordo figurano Telecom, Poste Italiane, FinMeccanica, Alitalia, e Agenzia delle Entrate.

Notizie come questa lasciano presagire che presto anche in Italia sarà attiva e a disposizione della macchina repressiva una banca dati contenente enormi quantità di informazioni, come indirizzi, spostamenti, dati bancari, fino ad arrivare alle intercettazioni telefoniche, tanto amate dalle forze di polizia.

E mentre una nota di scetticismo è dovuta, visto il divario netto sia in termini di conoscenze sia di risorse, tra le agenzie di sicurezza statunitensi e la repubblica delle banane in tema di rete e nuove tecnologie, un pò di paranoia dosata col contagocce è più che lecita. In quanto, tra una società ancora non consapevole dei rischi della repressione digitale e uno stato sempre più interessato a tutelare il proprio potere, è largamente probabile che sull’onda degli allarmismi sulla fantomatica minaccia terrorista, il prism italiano possa crescere.

Fox

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Link utili per difendersi dalla repressione digitale:

Prism-Break

Freepto

SureSpot

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